Un giorno morirò. Moriranno le persone che amo. Moriremo tutti.
Eppure, ogni mattina, faccio colazione come se niente fosse. Guardo il caffè fumare nella tazza, ascolto il cucchiaino battere sul bordo. Un rito tranquillo, quasi ridicolo, mentre l’universo si avvicina silenzioso al punto finale di ogni cosa.
Mi accompagna una sensazione difficile da spiegare: come se la vita fosse un prestito troppo breve. Gli anni passano come pagine sfogliate da un vento impaziente, e io resto qui a cercare di fissare ogni dettaglio prima che sparisca. Il tempo mi sfugge dalle mani anche quando non faccio nulla. Anzi, soprattutto allora.
Non è stress. Non è mancanza di tempo per fare le cose. È che non ci sono abbastanza anni per sentire tutto quello che potrei sentire. Non c’è abbastanza vita per contenere tutta la vita che vorrei.
A volte mi sembra di vivere dentro un bicchiere troppo piccolo: potrei berlo d’un fiato e restare assetata.
E poi c’è la paura. Non quella che blocca, ma quella sottile, sorda: che il mondo possa spegnersi da un momento all’altro. Io, loro, tutti. Come se l’universo avesse un timer segreto, e noi stessimo facendo finta di niente.
La vertigine arriva nei momenti più normali: un messaggio di chi amo, la luce della sera sul muro, una risata inaspettata. Mi attraversa un pensiero rapido come un lampo: E se fosse l’ultima volta?
E lì, paradossalmente, mi sento viva. Perché la vita brucia di più quando la guardi sapendo che può spegnersi.
Poi mi viene da ridere. Perché anche se avessimo mille anni davanti, li passeremmo a rimandare, a lamentarci, a dire che il tempo non basta mai. L’essere umano ha questa strana abitudine: non basta mai niente, nemmeno l’eternità.
Forse il tempo non ci basta perché non deve. Forse la sua forza sta proprio lì: nel ricordarci, con un brivido improvviso, che ogni istante che viviamo è irripetibile.
Non possiamo fermarlo. Non possiamo trattenerlo. Possiamo solo essere qui, adesso, con tutta la vertigine e la dolcezza che questo comporta.
Oggi, per un attimo, siamo vivi. E questo – per ora – è tutto.
< ElyMode On >
Il tempo e io abbiamo un rapporto complicato. Lui fa il furbo, scivola via quando cerco di afferrarlo, mentre io finisco a parlare da sola, cercando di convincerlo a rallentare un po’.
Non che ci riesca, eh.
Ogni tanto provo a fare il piano: “Ok, oggi metto ordine, mi prendo dieci minuti per me.” Ma poi il tempo mi risponde con un ghigno silenzioso e fa sparire quei dieci minuti come se fossero stati un caffè troppo amaro.
Ecco, il tempo è quel tipo che ti promette: “Ti do spazio” e invece ti lascia in fila al bancomat della vita, senza manco un caffè.
Ma che ci vuoi fare? A questo gioco non si vince, si sopravvive. E io ho scelto di sopravvivere ridendo, anche se a volte è una risata isterica.
< ElyMode Off >
” Il tempo è un ladro gentile: non fa rumore, ma ruba tutto “.
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"Questo senso di fragilità si collega al tema delle regole non dette del mondo che approfondisco in Oltre le leggi non scritte."
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